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L'origine dei Kata Shotokan

 Questo articolo ha la pretesa d'essere una riflessione sulla difficoltà, che esiste al momento di mettersi d'accordo per classificare i distinti Kata, così come per avere informazioni affidabili e di qualità con le quali conoscere approfonditamente gli stessi.  E' curioso il fatto che, pur essendo un materiale prezioso da conservare e studiare, non esista una fonte affidabile al 100%, grazie alla quale si possa accedere alla loro storia e a tutti i dettagli possibili.  Anche se è certo che si conoscono, con abbastanza affidabilità, la storia di alcuni Kata, ne esiste una buona parte per la quale troviamo varie teorie distinte sulla loro origine e sulla loro successiva evoluzione.  A tal riguardo propongo due classificazioni distinte per quanto concerne i Kata di Shotokan, in quanto sono le più estese e le più comunemente accettate.  Anche se la classificazione degli stili di Karate-do come Shotokan, Shito Ryu, Goyu Ryu, Wado Ryu... è abbastanza recente, l'origine dei Kata in generale risale ad un periodo precedente.  Conviene ricordare che la denominazione Shotokan, non fu imposta dallo stesso maestro fondatore dello stile, Gichin Funakoshi, bensì furono i suoi allievi, opponendosi al desiderio dei loro Maestro, a denominare lo stile con quel nome.  Se fissiamo l'attenzione sul fatto che il Maestro mori nel XX° secolo, possiamo capire che le denominazioni degli stili non risalgono all'origine dei tempi.  Pertanto, possiamo trovare il caso di molti Kata, realizzati in vari stili di Karate che conosciamo attualmente, ma la cui esecuzione differisce l'una dall'altra.  In realtà è una questione che dovremmo analizzare un po' più lentamente, visto che implica che si siano degenerate le tecniche originali dei Kata, mantenendo interpretazioni più o meno attuali degli stessi.  Se non fosse così, come potremmo spiegare l'esistenza di Kata come Pinan, Passai, Kusanku, Seishan, Risesi, Chinto, Wansyu, che avrebbero i loro equivalenti nei vari Heian, Bassai, Kanku, Hangetsu, Niyushijo, Gankaku, Enpi che si eseguono in diversi stili dei Karate che attualmente riconosciamo, ma che hanno un'esecuzione e delle tecniche differenti.  Se osserviamo brevemente questi Kata, che dovrebbero essere gli stessi, ma eseguiti da scuole distinte, notiamo che a prima vista non hanno nulla a che vedere gli uni con gli altri.  I Kata come li conosciamo attualmente, sono interpretazioni di grandi maestri come Mabuni, Funakoshi, Othsuka ecc., e possiamo inoltre assicurare che, oggi, la maggior parte di essi non vengono eseguiti nella stessa maniera con cui li eseguivano questi maestri.  E' per questo che, se capiamo che i Kata sono il legato più prezioso che abbiamo ereditato dall'antichità per conservare gli stili delle Arti Marziali che pratichiamo, dobbiamo stare molto attenti nel momento in cui ne diamo la nostra interpretazione personale, perché, senza volerlo, staremo creando una deformazione dell'originale, con il conseguente effetto della "palla di neve", poiché i nostri allievi praticano ciò che noi insegniamo e, a loro volta, questi insegneranno ai futuri praticanti.  Pertanto, secondo il mio punto di vista, solo i capiscuola potranno effettuare cambiamenti e modificazioni dei Kata, anche se credo che dovrebbero anche essere capaci di spiegare il perché di questi cambiamenti.  Tutti ci siamo resi conto di come con il passare degli anni, un maestro insegna uno stesso Kata con sottili modifiche dei movimenti: forse per il fatto di sentire che l'Arte è viva e che non si deve cadere nella monotonia, ma sinceramente credo che esistano motivi più profondi.  Se ci piace essere puristi dei Budo, abbiamo l'obbligo di prestare attenzione al detto: "Capire l'antico è comprendere il nuovo", per il quale studiare ed analizzare i Kata antichi, così come gli stili più tradizionali, ci servirà per poter capire un po' meglio la loro evoluzione e come si sono sviluppati.  La difficoltà nell'affrontare lo studio di queste origini è molta e pertanto rimane privilegio di pochi l'opportunità di alienarsi con vecchi maestri.  Esiste un altro problema aggiunto nel tentare di classificare ed analizzare i Kata.  La cultura giapponese è stata caratterizzata da una trasmissione orale dei sapere per un periodo molto lungo della sua storia, con la conseguente perdita di dettagli e peculiarità, nel passaggio di bocca in bocca di questa eredità attraverso varie generazioni.  Se a questo aggiungiamo la perdita degli archivi durante la Seconda Guerra Mondiale, non ci resta alta possibilità che riconoscere la nostra impotenza ed essere umili per accettare il fatto che non abbiamo tutti i dati necessari per poter asserire che l'Arte Marziale che pratichiamo, è la migliore e che non ne esiste un'altra come la nostra: ma anche se siamo orgogliosi di praticare un certo stile, non dobbiamo criticare o annullare il resto, dato che possiamo carpire da essi molti aspetti positivi per crescere nella nostra Arte.  Ovviamente se abbiamo una mentalità aperta per allenarci ed ascoltare gli altri maestri di diversi stili.  Tutto ciò non ci deve confondere e far credere che se ci alieniamo, allo stesso tempo, in vari stili, aumenteremo la nostra conoscenza e saremo capaci di attuare uno stile invincibile raggruppando le migliori tecniche di ognuno.  Tutti gli stili tradizionali hanno una ricchezza enorme dovuta al fatto di aver passato tutta la vita studiarli e a perfezionarli: perciò se riconosciamo il nostro limite quali esseri umani, potremo comprendere il fatto che, mescolare stili le cui origini e i cui obiettivi intrinseci molto spesso sono distinti, non ci permetterà mai di raggiungere quel livello di conoscenza tanto anelato, ma ci darà unicamente una visione molto distorta delle diverse Arti, con il pericolo, di cui già si è detto, di trasmettere ad altre persone queste idee.  Se seguiamo una classificazione per stili esattamente come faceva, per esempio, il maestro Funakoshi, possiamo distinguere Kata dello stile Shorin Ryu e altri appartenenti allo stile Shorei Ryu.  Genericamente, i Kata dei primo gruppo si caratterizzano per il fatto d'essere Kata d'esecuzione rapida, mentre quelli dei secondo gruppo sarebbero più propensi a favorire aspetti dei Kumite, in quanto più pesanti e più forti nell'esecuzione.

Ora, vorrei chiarire che questa classificazione può subire delle modificazioni dovute al fatto che, come ho già spiegato più sopra, esiste il problema della mancanza di materiale per poter assicurare l'origine esatta dei Kata e ho potuto provare come diverse fonti di informazione, molto accreditate, abbiano idee distinte sulle origini degli stessi, così come in diversi libri si trovino informazioni sbagliate.  Attenendosi ad una classificazione per maestri, si potrebbe realizzarne un'altra, incontrando lo stesso problemi per alcuni Kata, dato che l'origine degli stessi è incerta e che esistono diverse teorie sulla loro provenienza.  In generale e accettando anticipatamente che esistono altre teorie, credo che questa sia la classificazione generalmente accettata per i Kata dello stile Shotokan:

 

Per finire faccio una breve analisi dei Kata che compongono l'ultimo lavoro in video che ho realizzato per Budo lnternational.

TEKKI NIDAN

Esistono 3 Kata Tekki nello stile Shotokan: Shodan (analizzato nel voi.2), Nidan e Sandan.  I Tekki si conoscevano nell'antichità come "Naifanchi"; con il tempo questa denominazione venne cambiata con il nome che attualmente conosciamo, facendolo coincidere con il nome della posizione che si mantiene praticamente durante tutta la sua esecuzione.  I Tekki si caratterizzano per il fatto che il loro lavoro permette di rafforzare le gambe e di alienarsi nel rendere indipendente il lavoro della parte superiore ed inferiore dei corpo.  Si può inoltre provare, che le applicazioni dei Tekki Nidan sono di un livello maggiore rispetto a quelle dello Shodan, allo stesso modo che nelle esecuzioni delle loro tecniche, compreso anche il lavoro di Gyaku Waza e Nage Waza. Pertanto, possiamo dire che il Tekki Nidan contiene tutti gli elementi per considerarlo di un livello di difficoltà considerevole, stando attenti a non cadere nell'errore di sottovalutarlo per la sua corta durata, visto che contiene solo 24 movimenti.

JITTE

Il nome di questo Kata indica che chi lo domina avrà la capacità di lottare contro 10 uomini.  Forse si deve al suo Bunkai, nel quale apprendiamo a difenderci contro aggressioni di Bo.  Chi si specializza in questo Kata, diverrà abile nella difesa personale contro il bastone lungo, e questa è una qualità che lo rende quasi unico.  Pertanto, si tratta di un Kata sobrio, forte e dalla potente esecuzione e dimostra come, nella sua realizzazione, dobbiamo fare attenzione alle posizioni e alla forza delle posture, così come al vigore necessario delle sue tecniche, senza il quale non potremmo far fronte ad un Bo.

HANGETSU

Conosciuto come Seshan, il nome di questo Kata si deve alla forma di spostamento a mezza luna.  E' molto importante per lo stile Shotokan, perché è unico in quanto a respirazione e spostamento.  Anche se non utilizza un tipo di respirazione sonora, tipo lbuki, come in altri Kata caratteristici di Naha, si fa comunque attenzione alla forma con cui si respira, così come nell'utilizzo della postura Hangetsu Dachi, essendo proprio questo Kata l'unico ad utilizzare questa postura da cui prende appunto il nome.  Il suo Bunkai ci sorprenderà, perché nella sua esecuzione serena e tranquilla, sembra impossibile il fatto che sia formato con le tecniche sufficienti per eseguire il lavoro di Kyusho mirato alla difesa personale e molto velocemente.

GANKAKU

Conosciuto anche come Chinto, è un Kata di difficile esecuzione, nel quale l'equilibrio sia fisico che psichico gioca un ruolo fondamentale.  Il suo nome si può tradurre in "la Gru sopra la roccia" e ci porta a pensare a questi uccelli, quando si mettono su una sola zampa, aspettando di eseguire movimenti d'attacco o di difesa contro la loro preda.  E' un Kata nel quale si sviluppa il lavoro di Keri Waza, o più concretamente quello di Yoko Geri.  Essendo un Kata avanzato, la quantità di possibilità che ci offre il Bunkai è enorme, vedendo come in esso esistano atterramenti, lussazioni, proiezioni... Per tal motivo per dominarlo sono necessarie tanta costanza e serenità.      


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