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"I grandi maestri del passato hanno ancora qualcosa da dirci sul combattimento" Uno dei segreti per avere la meglio in un combattimento, è quello di convincersi che non vi è confine tra attacco e difesa. Quando si attacca, il colpo deve essere deciso e potente e giungere all'improvviso. Il "colpo imprevisto", costituisce il fondamento di ogni strategia giapponese. La chiave sta nell'essere sempre pronti, senza mai ostentare la propria forza. Più questa rimane celata e più si rivela potente. Non mostrare, dunque, i lati deboli è essenziale nelle arti marziali come nella vita quotidiana. Bisogna restare concentrati, non scoprire i punti deboli, e quindi ridurti attraverso un allenamento continuo alla padronanza di sé. Tutta l'educazione giapponese tradizionale si fonda su questa vigilanza: non mostrare punti deboli perché gli altri non ne approfittino. Spesso, quando si combatte, si avverte paura, indecisione, tensione. Le modificazioni della mente impediscono il movimento spontaneo, simultaneo, automatico. Occorrono dunque gli strumenti per evitare la mente, svuotarsi e vincere. Uno d i questi strumenti è indicato dal maestro Funakoshi (padre del karate-do), il quale ci racconta ciò che gli disse il maestro Azato, dopo il suo famoso incontro con Yorin Kanna, uno dei più esperti schermidori di Okinawa: «Kanna è uno schermitore molto esperto, a causa della sua, fama di essere indomito e senza paura, può terrorizzare il suo avversario all'inizio dell'incontro e giungere rapidamente ad ucciderlo. Comunque se l'avversario rifiuta di essere terrorizzato, se rimane freddo, e se cerca l'inevitabile lacuna nella difesa dell'altro, la vittoria non può essere molto difficile. Lau Tsu (celebre taoista) diceva "Di tutti i pericoli, il più grande è quello di prendere alla leggera l'avversario". Conviene dunque comportarsi nel modo più semplice, specialmente quando si ha la reputazione di essere una persona molto esperta. Ma bisogna anche sapere percepire l'intenzione di attaccare dei proprio avversario. Il maestro Morihei Ueshiba (creatore dell'aikido), si dice, in ogni suo movimento era inconsciamente perfetto, e non presentava lati deboli dove portare un attacco. Egli, attraverso gli innumerevoli anni di ricerca, era l'esempio vivente dei principi della "non posizione" e della "non sconfitta". In un combattimento, tuttavia, l'azione reciproca è implicita. Combattere con un avversario è, per così dire, agire reciprocamente con esso. Per una maggiore chiarezza, ecco il succo dell'istruzione impartita dal monaco Takuan a Yagiu Tajiina-no-Kami (istruttore dello Shogun) sulla scherma: «Nell'arte della scherma, la cosa più importante è acquisire un certo atteggiamento mentale conosciuto come "saggezza inamovibile". Tale saggezza, è acquisita intuitivamente dopo una lunga preparazione pratica. "Inamovibile" non significa essere rigido e pesante. senza vita conte una pietra o un pezzo di legno. Significa il -r@ìdo più alto di mobilità con un centro che rimane immobile. La mente allora, raggiunge il più alto grado dell'alacrità, pronta a dirigere la sua attenzione dovunque sia necessario: a sinistra, a destra, in ogni direzione. Quando la tua attenzione è impegnata e arrestata dalla spada avventata del nemico, tu perdi la prima occasione di fare da solo la prossima mossa. Infatti, pensi, e mentre si svolge questa deliberazione, il tuo avversario è pronto ad abbatterti. L'importante è non offrire tale possibilità. Tu devi seguire il movimento della spada nelle mani dei nemico, lasciando la tua mente libera di fare il proprio contromovimento con la tua deliberazione che interferisce. Muoviti come si muove l'avversario, e causerai la sua sconfitta. Questo, che può essere chiamato atteggiamento di non interferenza della mente, costituisce l'elemento più vitale dell'Arte della scherma e anche dello zen. Se si lascia tra le due azioni lo spazio per un solo capello, vi è interruzione. Quando si battono le mani, il suono si produce senza un solo momento di deliberazione. Il suono non attende e non riflette prima di prodursi. Non vi è nulla di intermedio, qui: un movimento segue l'altro, senza l'interruzione causata dalla mente conscia.Se sei turbato e pensi a ciò che devi fare, quando vedi l'avversario che sta per colpirti ed abbatterti, gli concedi spazio, cioè una felice occasione per sferrare il colpo mortale. La tua difesa deve seguire l'attacco senza un movimento di interruzione, e non vi saranno più due movimenti separati, conosciuti come attacco e difesa. L'immediatezza dell'azione, da parte tua, porterà inevitabilmente alla sconfitta del tuo avversario.» Nei tempi antichi, affermava il maestro Egami (successore del maestro Fùnakoshi), ciò che ora chiamiamo -ara era un combattimento mortale per l'uomo che cercava la vera "Via del guerriero" (il Budo). Og-yi, per fortuna. non c'è richiesta di uccidere. Ma il maestro Funakoshi era solito dire che "non ci sono gare nel karate-do". Nello Shotokai, l'organizzazione da lui creata e ancora fedele ai suoi insegnamenti, il li ' v k mite (combattimento libero) è perciò scarsamente praticato. Ad esso prediligiamo il Jivu ippon kumite (combattimento semi libero) in quanto già sufficiente per la nostra ricerca. Riteniamo che "lo spirito dell'antico guerriero" (qualunque forma di combattimento si prediliga) debba essere comunque presente nel praticante, anche se saggiamente trasformato in un qualcosa di più positivo e di meno competitivo. Uno spirito giusto, dove disciplina e rispetto si riassumono in un Rei (il saluto), ancor prima che "l'incontro di mani" (il kumite) abbia luogo.
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